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Shock culturale: che cos’è e come si affronta quando viaggiamo?

In questi anni di viaggio di shock culturali ne ho avuti parecchi. Alcuni mi hanno fatto ridere, altri mi hanno lasciato completamente spiazzato e altri ancora mi hanno fatto pensare che, forse, quello strano fossi io.

Possiamo leggere guide, informarci, guardare video e partire convinti di sapere più o meno cosa troveremo. Poi arriviamo dall’altra parte del mondo e basta una conversazione, un’abitudine o qualcosa visto per strada per mandare in frantumi tutte le nostre certezze.

Più il viaggio si allontana da ciò che conosciamo, più aumentano queste occasioni. Cambiano la lingua, il cibo, il rapporto con il tempo, il modo di comunicare, le regole sociali e persino cose talmente normali per chi vive in quel Paese da non meritare nemmeno una spiegazione.

Qui che entra in gioco quello che viene definito shock culturale: un fenomeno che ho sperimentato diverse volte e che non considero necessariamente qualcosa di negativo. A volte può metterci in difficoltà, ma può anche essere uno dei momenti in cui iniziamo davvero a conoscere una cultura diversa dalla nostra.

Che cos’è lo shock culturale?

Lo shock culturale, o culture shock, è quella sensazione di disorientamento che può nascere quando ci troviamo immersi in una cultura molto diversa dalla nostra e facciamo fatica a interpretarne abitudini, comportamenti e regole sociali.

Non significa necessariamente stare male o non apprezzare il Paese che stiamo visitando. A volte è qualcosa di molto più semplice: i punti di riferimento che abbiamo sempre utilizzato per capire ciò che ci circonda, improvvisamente, non funzionano più.

Tanti anni fa, in un ostello alle pendici di Munnar, in India, sentii alcuni ragazzi indiani comunicare tra loro in inglese. La mia prima reazione fu: ma che cavolo sta succedendo? Anche a causa delle mie evidenti lacune scolastiche, ero infatti convinto che in India si parlasse un’unica lingua: l’indiano.

Solo dopo capii quanto fosse linguisticamente complesso il Paese e perché l’inglese potesse diventare una lingua comune anche tra indiani provenienti da aree diverse.

È un esempio piuttosto innocuo, ma rende bene l’idea: non era l’India a essere strana, ero io che cercavo di interpretarla attraverso ciò che credevo di sapere.

Come capire se stai vivendo uno shock culturale?

Con gli insetti, invece, pensavo di essere preparato. Li avevo già visti in Thailandia, fritti ed esposti nei mercati. In certi posti sono quasi un’attrazione: li fotografi, magari ne assaggi uno e hai la tua storia da raccontare.

In Cambogia fu diverso. In alcuni villaggi remoti vidi larve, grilli e altri insetti infilati nei classici sacchetti di plastica e conditi con la salsa. Non erano lì per stupire qualche turista: erano semplicemente cibo, mangiato a bocconi per strada con la stessa naturalezza con cui in Italia apriremmo un pacchetto di patatine.

Lo shock culturale, però, non è soltanto lo stupore davanti a qualcosa di insolito. Quando diventa più profondo può accompagnarsi a irritabilità, nostalgia di casa, stanchezza mentale, difficoltà a comunicare o al bisogno di rifugiarsi nelle proprie abitudini.

Un possibile segnale arriva quando iniziamo a osservare ciò che ci circonda con meno curiosità e a confrontarlo continuamente con casa: “Da noi questa cosa funziona meglio”, “in Italia non succederebbe”. Non significa automaticamente che stiamo vivendo uno shock culturale, ma può indicare che il confronto continuo con una realtà diversa dalla nostra sta iniziando a pesarci.

ragazzo che cammina per una strada giapponese

Quali sono le fasi dello shock culturale?

Lo shock culturale non si manifesta necessariamente tutto in una volta. Viene generalmente descritto attraverso quattro fasi, che raccontano il passaggio dall’entusiasmo iniziale alla progressiva capacità di adattarsi alla nuova cultura.

La fase della “luna di miele”

È probabilmente la fase più bella. Sei appena arrivato e tutto ciò che è diverso ti affascina: il cibo, le persone, le strade, le abitudini e persino quel caos che a casa probabilmente non sopporteresti.

Le differenze non rappresentano ancora un problema. Sono uno dei motivi per cui hai viaggiato fin lì.

Frustrazione e vero shock culturale

Con il passare del tempo, alcune delle stesse differenze che inizialmente trovavi affascinanti possono iniziare a pesare.

Non riuscire a comunicare come vorresti, non comprendere determinati comportamenti, avere a che fare con una burocrazia diversa o semplicemente sentire la mancanza delle proprie abitudini può generare frustrazione.

È spesso questa la fase in cui il culture shock si fa sentire maggiormente: smetti per un momento di trovare tutto così affascinante e inizi a desiderare qualcosa di familiare.

La fase di adattamento

Poco alla volta inizi a capire meglio ciò che ti circonda. Impari qualche parola, comprendi determinate abitudini e trovi nuovi punti di riferimento.

Non significa necessariamente condividere tutto. Semplicemente smetti di confrontare continuamente quello che vedi con il modo in cui le cose funzionano a casa tua.

4. Accettazione

Nell’ultima fase riesci a muoverti all’interno della nuova cultura con maggiore naturalezza. Situazioni che inizialmente sembravano incomprensibili diventano familiari e impari ad accettare molte differenze senza dover necessariamente giudicarle.

Naturalmente, non è un percorso matematico. Non tutti attraversano queste fasi nello stesso modo, con la stessa intensità o negli stessi tempi. E durante un viaggio breve alcune potrebbero non presentarsi

Come affrontare lo shock culturale durante un viaggio

Non esiste una formula valida per tutti per superare lo shock culturale. Ci sono però alcuni atteggiamenti che, soprattutto durante un viaggio lungo, possono rendere più semplice il processo di adattamento.

Non combattere continuamente le differenze

Quando qualcosa funziona in maniera completamente diversa da come siamo abituati, la prima reazione può essere quella di considerarla sbagliata.

Prima di giudicare, però, vale la pena provare a capire perché le persone si comportano in quel modo e quale contesto culturale c’è dietro. Non significa dover accettare o apprezzare tutto, ma almeno comprenderne le ragioni.

Mantieni qualche punto di riferimento

Adattarsi a una nuova cultura non significa cancellare improvvisamente tutte le proprie abitudini.

Fare sport, chiamare le persone a casa, mantenere una piccola routine o concedersi ogni tanto qualcosa di familiare può aiutare. Non c’è niente di male nel cercare un po’ di normalità quando tutto intorno a noi è nuovo.

Frequenta le persone del posto

Molte cose che viste dall’esterno sembrano incomprensibili acquistano un significato quando qualcuno del posto te le spiega.

Parlare con le persone, fare domande e condividere parte della loro quotidianità permette di andare oltre la semplice osservazione e comprendere meglio il luogo in cui ci troviamo.

Concediti tempo

Tre giorni in un Paese e tre mesi nello stesso luogo sono esperienze completamente diverse. Nei primi giorni siamo soprattutto osservatori; con il tempo iniziamo a riconoscere abitudini, dinamiche e comportamenti che inizialmente non comprendevamo.

Forse è proprio questo il passaggio più importante: lo shock culturale emerge davvero quando smettiamo soltanto di osservare un Paese e iniziamo, almeno in parte, a viverlo.

Lo shock culturale può rendere migliore un viaggio?

A mio modesto parere,

Credo però che possa avere un valore diverso: costringerci a mettere in discussione ciò che abbiamo sempre considerato normale.

Viaggiando mi sono reso conto più volte che molte delle cose che diamo per scontate non sono necessariamente giuste o sbagliate. Sono semplicemente il risultato del luogo e della cultura in cui siamo cresciuti. Basta spostarsi abbastanza lontano per scoprire che altrove le persone mangiano, comunicano, lavorano o affrontano la quotidianità in maniera completamente diversa.

Non dobbiamo per forza apprezzare tutto ciò che incontriamo, né tornare a casa cambiati dopo ogni viaggio.

Ma credo che confrontarsi con una realtà diversa dalla propria sia una delle parti più interessanti del viaggiare. Anche quando quella realtà, almeno all’inizio, ci lascia completamente spiazzati.

Quanto dura lo shock culturale?

Non esiste una durata precisa. Può durare pochi giorni, diverse settimane o più a lungo, a seconda della persona, della distanza culturale e del tempo trascorso nel nuovo ambiente.

Lo shock culturale può verificarsi anche tornando a casa?

Sì. Si parla di shock culturale inverso quando, dopo un lungo periodo all’estero, tornare nel proprio Paese provoca disorientamento perché noi, le nostre abitudini o il contesto che avevamo lasciato sono cambiati.

Lo shock culturale colpisce tutti i viaggiatori?

No. Non tutti sperimentano uno shock culturale e la sua intensità può variare molto. Destinazione, durata del viaggio, esperienze precedenti e capacità di adattamento possono influenzare il modo in cui viene vissuto.

Quando ciò che è diverso smette di sembrarci strano

Viaggiare significa inevitabilmente confrontarsi con qualcosa che non conosciamo. A volte basta una lingua che non ci aspettavamo di sentire, altre volte un sacchetto di insetti mangiato per strada come se fossero patatine. In altri casi, invece, le differenze sono più profonde e richiedono tempo per essere comprese.

Lo shock culturale fa parte di questo confronto. Non dobbiamo necessariamente considerarlo qualcosa di positivo, né pensare che ogni difficoltà debba trasformarsi in una grande lezione di vita.

Possiamo però provare a fare una cosa molto più semplice: osservare prima di giudicare.

Forse è proprio quando smettiamo di chiederci continuamente perché gli altri non facciano le cose come noi che iniziamo davvero a conoscere il luogo in cui stiamo viaggiando.

Cacciatore di orizzonti

Dopo un lungo percorso interiore, ho capito che la vita tradizionale non faceva più per me e ho deciso di smettere di timbrare il cartellino. Oggi sono un SEO specialist e blogger: viaggio per il mondo e racconto ciò che vedo.

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