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Fotografia di Klub Boks via Pexels

Sangeh Monkey Forest: la foresta sacra più autentica di Bali

Indice

Ho scoperto la Sangeh Monkey Forest quasi per caso. Stavo girando in motorino senza una meta precisa, con la sola voglia di allontanarmi dal caos di Ubud e cercare un luogo più autentico, dove il turismo non avesse ancora preso il sopravvento. Dopo pochi chilometri il traffico è scomparso e la strada ha iniziato a snodarsi tra risaie e piccoli villaggi, con l’odore dell’incenso nell’aria e qualche tempio sullo sfondo.

A un certo punto, in lontananza, ho notato un gruppo di alberi giganteschi che spuntavano dal nulla. Sembravano diversi da tutto il resto: più antichi, più silenziosi, perfettamente allineati, come se proteggessero qualcosa. Mi sono chiesto cosa potesse esserci laggiù e, spinto dalla curiosità, ho deciso di avvicinarmi.

Non immaginavo che stavo per entrare in uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti di Bali: la Sangeh Monkey Forest.

Dove si trova la Sangeh Monkey Forest e come arrivare

La Sangeh Monkey Forest si trova a circa venti chilometri a nord di Ubud, nel piccolo villaggio di Sangeh, nella regione di Badung. È una zona tranquilla, circondata da risaie e piantagioni tropicali, dove la vita scorre lenta e i villaggi conservano ancora un ritmo autentico.

Da Ubud si raggiunge in circa 30–40 minuti di scooter o con un driver locale. La strada è semplice da percorrere: attraversa campagne, piccoli templi e qualche mercato all’aperto. Uno di quei tragitti che sono parte dell’esperienza tanto quanto la destinazione. Se viaggi con Google Maps basta impostare “Sangeh Monkey Forest” e seguire la strada principale in direzione Mengwi: è ben segnalata e asfaltata fino all’ingresso.

io alla foresta delle scimmie in Bali
statua Balinese
statue della foresta

Non troverai bus turistici né navette organizzate — ed è proprio questo a rendere il posto così speciale. Chi viene qui lo fa per scelta, non per caso. Molti viaggiatori inseriscono la visita nel tragitto verso Tanah Lot o il tempio di Taman Ayun, creando così un piccolo itinerario nella parte centrale di Bali.

Se non vuoi guidare, la soluzione migliore è affidarsi a un driver privato per mezza giornata: economico, flessibile e comodo se vuoi fermarti lungo la strada per scattare foto o visitare altri templi. Il parcheggio si trova proprio accanto all’ingresso appena 2 rupie Una volta superata la biglietteria, basta percorrere il viale principale per ritrovarsi immersi nella foresta.

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Cosa vedere nella foresta

Appena oltrepassi il cancello, l’atmosfera cambia immediatamente. L’aria si fa più umida, il silenzio è quasi totale e viene rotto solo, di tanto in tanto, dai richiami delle scimmie o dal rumore delle foglie mosse dal vento. La Sangeh Monkey Forest trasmette un’energia particolare: è curata, pulita, ma conserva un aspetto primitivo e autentico. Già solo la foresta vale la visita — si va per vedere le scimmie, ma ci si innamora del luogo.

il giardino della foresta
gli alberi della foresta delle scimmie

Le strade interne si intrecciano e formano piccoli percorsi che ti portano a esplorare ogni angolo: un sentiero gira intorno agli alberi principali, un altro scende fino al cuore della foresta, dove la luce filtra tra le chiome e crea giochi di ombre e riflessi.

Gli alberi che dominano la Sangeh Monkey Forest sono altissimi: si tratta dei Dipterocarpus trinervis, chiamati localmente “pala” o “nutmeg trees” per via del profumo della loro resina. Si innalzano per oltre trenta metri, perfettamente allineati, come colonne di un tempio naturale. Tra i tronchi si intrecciano enormi banyan con radici aeree che avvolgono muretti e statue ricoperte di muschio.

Lungo i sentieri si incontra un piccolo tempio induista dedicato a Hanuman, la divinità-scimmia. Gli abitanti del villaggio portano ancora oggi offerte e incensi, e a volte si fermano a pregare in silenzio. È un gesto semplice che racconta quanto la foresta sia ancora parte viva della loro spiritualità quotidiana.

scimmia piccola in primo piano
foresta spirituale Bali
mamma scimmia con scimmia piccola in grembo

Le scimmie di Sangeh sono le vere custodi del luogo. Più tranquille rispetto a quelle di Ubud, si muovono libere tra gli alberi, osservano con curiosità e spesso si avvicinano ai visitatori.

Durante la mia visita, una delle guardie del parco mi ha consigliato di scendere lungo un piccolo sentiero laterale. Dopo circa dieci minuti di cammino, tra alberi e radici, ho raggiunto un ruscello nascosto che sembra uscito da un giardino segreto: acqua limpida, fiori colorati e un silenzio quasi irreale. Se deciderai di visitare questa foresta, ti consiglio di cercarlo — è una delle parti più sorprendenti e serene dell’intera area.

Come comportarsi con le scimmie

  • Tieni zaino e tasche chiusi, possibilmente davanti a te.
  • Non portare cibo e non mostrare bottiglie o oggetti luccicanti.
  • Evita di fissarle negli occhi e non provare a toccarle.
  • Se si avvicinano troppo, allontanati lentamente, senza movimenti bruschi.
  • Evita oggetti che frusciano o tintinnano, come sacchetti di plastica o collane.

Biglietti, orari e consigli pratici

L’ingresso costa 30.000 rupie indonesiane, poco meno di 2 euro, e si paga direttamente all’entrata. La foresta è aperta tutti i giorni dalle 8:00 alle 17:00. Il momento migliore per visitarla è la mattina presto, quando c’è più silenzio e meno visitatori.

La visita richiede in media 40-60 minuti, ma vale la pena prendersi un po’ di tempo per camminare tra i sentieri laterali e godersi l’atmosfera. Indossa scarpe comode, porta poca roba con te e tieni lo zaino ben chiuso: è il modo migliore per muoverti tra le scimmie in tranquillità.

Cosa non mi è piaciuto

All’ingresso, insieme al biglietto, viene consegnato un piccolo sacchetto con due banane e qualche nocciolina da dare alle scimmie. Personalmente non ho trovato questa pratica del tutto giusta. Non voglio giudicare nessuno, ma dar da mangiare agli animali solo per scattare una foto non mi sembra il modo migliore per rispettare il luogo e chi lo abita.

All’interno della foresta, inoltre, in pochi rispettano davvero le regole: molti cercano di toccare le scimmie o di attirarle con il cibo per farsi ritrarre accanto a loro. Anche alcune persone che lavorano lì finiscono per assecondare i turisti, richiamando gli animali per favorire lo scatto. È un peccato, perché la Sangeh Monkey Forest è splendida di per sé e non ha bisogno di questo tipo di interazioni per essere apprezzata.

insegna foresta delle scimmie
cibo da dare alle scimmie
ingresso monkey Sangeh

Sangeh come alternativa a Ubud Monkey Forest

La Monkey Forest di Ubud è uno dei luoghi simbolo di Bali: centrale, scenografica, curata nei dettagli e anche affollata. Un luogo che colpisce per la sua energia, ma dobbiamo anche dire che la sua popolarità, a volte, la rende troppo caotica, con file di visitatori e un’atmosfera ormai più turistica che mistica.

La Sangeh Monkey Forest, invece, offre un’esperienza completamente diversa. Si trova più lontano dal centro, immersa nel verde e circondata da un silenzio che a Ubud è ormai difficile trovare. È una foresta vera, più ruvida e primitiva, dove gli alberi dominano lo spazio e le scimmie si muovono libere senza la frenesia del turismo di massa.

Visitare Sangeh significa uscire dalle rotte più battute e vivere un contatto più autentico con la natura balinese. È il posto ideale per chi cerca quiete e vuole scoprire una dimensione meno filtrata dell’isola.

Questo, però, non sminuisce la Monkey Forest di Ubud: sono semplicemente due realtà diverse. A Ubud la struttura è più complessa, con percorsi definiti, ponti in pietra e un’architettura quasi monumentale; a Sangeh, invece, tutto è più essenziale, più naturale, più vicino all’idea di foresta nel senso più puro del termine. Anche le scimmie sono diverse — più tranquille, più diffidenti, più legate al ritmo del luogo.

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Cacciatore di orizzonti

Dopo un lungo percorso interiore, ho capito che la vita tradizionale non faceva più per me e ho deciso di smettere di timbrare il cartellino. Oggi sono un SEO specialist e blogger: viaggio per il mondo e racconto ciò che vedo.

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