Indice
- Cosa si mangia in Indonesia: come funziona davvero un pasto locale
- Warung e warteg dove mangiano davvero gli indonesiani
- Piatti tipici indonesiani da conoscere
- Street food indonesiano: cosa si mangia per strada ogni giorno
- Colazioni in Indonesia: semplici, salate, ma ripetitive
- Dolci tipici indonesiani: consistenze, non zucchero
- Cosa NON mangiare in Indonesia (o da evitare con cautela)
- Quanto costa mangiare in Indonesia
- Mangiare vegetariano in Indonesia: più facile di quanto pensi
- L’Indonesia si capisce meglio mangiando
Prima di arrivare in Indonesia avevo aspettative piuttosto vaghe. Nella mia testa rientrava nel grande calderone del “cibo asiatico”, senza una vera identità precisa. La realtà, però, è stata molto diversa. Fin dai primi giorni mi sono reso conto che la cucina indonesiana non punta sulla varietà infinita di ingredienti o su piatti elaborati, ma su pochi elementi usati bene, ripetuti, combinati e adattati al contesto quotidiano.
Qui il cibo non è un’attrazione da cercare, ma una routine quotidiana: si mangia fuori casa, spesso negli stessi posti, con piatti semplici che cambiano più per combinazione che per ricetta. Ed è forse proprio per questo che la cucina indonesiana viene spesso sottovalutata: perché non si racconta attraverso “piatti famosi”, ma attraverso un modo di mangiare reale, fatto di riso, contorni, scelte personali e gesti ripetuti ogni giorno. Capirla significa andare oltre i nomi e iniziare a osservare come, quando e perché si mangia.
Cosa si mangia in Indonesia: come funziona davvero un pasto locale
In Indonesia il pasto ruota quasi sempre attorno a un elemento centrale: il riso, o nasi. Non è un contorno, ma la base su cui si costruisce tutto il resto. Più che ordinare un piatto unico, si compone il pasto: riso al centro e, attorno, una serie di accompagnamenti che possono cambiare ogni volta — verdure, uova, tofu, tempeh, carne, pesce e salse.
I sapori dominanti sono decisi ma equilibrati: dolce e salato convivono spesso nello stesso boccone, il fritto è molto presente e le spezie danno carattere senza essere necessariamente piccanti. Il peperoncino c’è, spesso in abbondanza, ma non è obbligatorio. Mangiare fuori casa, infine, è la normalità: si fa a colazione, a pranzo e a cena, spesso negli stessi posti, perché il cibo è pensato per essere pratico, accessibile e parte integrante della vita quotidiana.
Nasi campur: il piatto che non è un piatto
Il nasi campur non è una ricetta con ingredienti fissi: è un’idea, un modo di mangiare. Letteralmente significa “riso misto”, ma in pratica indica un piatto composto da una base di riso e una serie di contorni scelti al momento. Non aspettarti quindi “il” nasi campur come se fosse una carbonara: è più simile a un piatto assemblato, che cambia a seconda di dove ti trovi e di cosa hai voglia di mettere sopra.
Proprio per questo non esistono due nasi campur uguali. Cambia il riso, cambiano i contorni disponibili, cambia la mano di chi cucina e cambia anche la tua scelta. In un posto può essere più vegetale e leggero, in un altro più ricco e pieno di fritti. È la forma più concreta della cucina quotidiana indonesiana: semplice, personalizzabile, sempre diversa pur restando familiare.
Le varianti possibili sono praticamente infinite: carne (pollo o manzo), pesce, uova, tempeh, tofu, verdure saltate o fritte, salse più o meno piccanti e piccoli extra che cambiano tutto. Il bello del nasi campur è proprio questo: ti permette di mangiare “locale” senza dover inseguire un piatto specifico. Ti basta capire la logica del riso e dei contorni — e il resto viene da sé.
Se il tuo viaggio tocca Bali, ricorda che lì le regole cambiano: ecco cosa devi sapere sulla cucina balinese e i suoi piatti tipici



Warung e warteg dove mangiano davvero gli indonesiani
Cos’è un warung (e perché finirai a mangiarci ogni giorno)
In Indonesia mangiare fuori casa è la norma (in molte zone, nelle case la cucina è essenziale o si usa poco). I warung sono la forma più semplice e diffusa di ristorazione: piccoli locali informali a gestione familiare, con cucina quasi sempre a vista e un’atmosfera che ricorda più una casa che un ristorante. Capita spesso di mangiare nei giardini delle abitazioni, sotto una tettoia improvvisata o su tavolini affacciati direttamente sulla strada.
La loro forza sta proprio qui: semplicità, prezzi bassi e cibo preparato sul momento. Di solito c’è una padrona di casa con uno staff ridottissimo. Non ci vai per “provare qualcosa di speciale”, ma perché funzionano: sono ovunque, accessibili e fanno parte della vita quotidiana.
Warteg: il self-service popolare (la mia opzione preferita)
Se i warung sono cucina “di casa”, i warteg sono la versione più pratica e immediata. Il meccanismo è semplice: scegli una base (di solito riso, a volte patate o noodles) e poi aggiungi ciò che vuoi tra i piatti disponibili — verdure, uova, tofu, tempeh e altro.
Una volta composto, mostri il piatto all’addetto e ti viene detto il prezzo: quasi sempre basso, ma variabile in base a ciò che hai scelto. Ho notato che le proteine animali incidono parecchio sul costo finale: riso e verdure costano pochissimo, aggiungere tofu o tempeh fa salire di poco, mentre pollo o pesce possono far aumentare sensibilmente il totale. È una dinamica che ho riscontrato spesso — soprattutto a Lombok — e che rende i warteg perfetti per mangiare bene, controllando davvero il budget.
Come ordinare senza sapere l’indonesiano
Ordinare è più semplice di quanto sembri, anche senza parlare la lingua. Nella maggior parte dei casi basta indicare, sorridere e far capire le quantità: un gesto per dire “un po’” o “solo questo” è più che sufficiente. Nei posti più informali il dialogo è minimo, e spesso non serve nemmeno parlare.
Una cosa, però, che ho imparato in fretta è la frase “tidak pedas” (non piccante). Nelle zone turistiche va bene anche il classico non spicy, ma conviene comunque specificarlo: qui il piccante è una cosa seria.
Piatti tipici indonesiani da conoscere
- Nasi goreng
Riso saltato da quotidianità pura: pratico, sostanzioso, spesso con uovo e condimenti. Non è “il piatto nazionale” in versione da menu turistico: quella, di solito, è più dolciastra e standardizzata. La differenza sta nel contesto: in casa e nei posti locali cambia davvero ogni volta. - Mie goreng
Stesso concetto del nasi goreng, ma con noodles. È uno dei pasti veloci più comuni: semplice, replicabile, onnipresente. Non è street food “da foto”, è routine. - Satay (sate)
Spiedini alla griglia (pollo, manzo, pesce, tofu/tempeh), spesso con salsa di arachidi. I migliori si riconoscono perché non hanno tutti lo stesso sapore: marinatura e cottura contano. Le versioni turistiche, invece, tendono a essere uniformi e “coperte” da salse pesanti. - Rendang
Iconico, intenso, ricco: carne cotta a lungo con spezie e latte di cocco fino a diventare concentrata e profonda. Non è un piatto quotidiano. Se lo trovi ovunque, spesso è una versione semplificata: buona, ma lontana dall’esperienza originale. - Gado-gado
Verdure (spesso tiepide) con tofu/tempeh e salsa di arachidi. Sembra leggero, ma sazia parecchio: è uno dei piatti migliori per capire il lato “equilibrato” della cucina indonesiana, senza finire sempre sul fritto. - Soto (ayam e varianti)
Zuppa calda, profumata, confortante: pollo, erbe, spezie, e a seconda dei casi riso o noodles. È il piatto che scegli quando vuoi qualcosa di semplice, digeribile e davvero locale. - Tempeh (e tofu)
Qui non sono “alternative vegetariane”: sono base quotidiana. Fritti, saltati, speziati, in salsa. Capire il tempeh significa capire metà della cucina indonesiana, perché torna ovunque — e non stanca, se lo trovi preparato bene.



Street food indonesiano: cosa si mangia per strada ogni giorno
Lo street food indonesiano è un’estensione naturale dei luoghi in cui si mangia ogni giorno: nasce per fare uno spuntino, non per diventare un’attrazione gastronomica. Proprio per questo è molto diverso da quello di altri Paesi asiatici. Parlo per esperienza personale: tra tutti gli street food provati in Asia, quello indonesiano è probabilmente quello che ho apprezzato di meno. Non tanto per il gusto, quanto per varietà limitata e condizioni igieniche spesso molto basse. Non mi sono mai sentito male, va detto, ma ho preferito affidarmi quasi sempre a cucine più “leggibili”, dove si vede chiaramente cosa e come viene preparato.
Gorengan: il fritto quotidiano
Le gorengan sono il simbolo dello street food locale: fritti di ogni tipo preparati e venduti a tutte le ore. Dentro ci trovi un po’ di tutto — banane, tempeh, tofu, mais, talvolta pollo o altri ingredienti — immersi in una pastella semplice. Si mangiano come snack, soprattutto nel pomeriggio o in prima serata. Il problema, però, è evidente: olio riutilizzato all’infinito, cibo esposto per ore e poca attenzione all’igiene. Basta osservare i carrettini per rendersene conto.
Bakso
Il bakso è una zuppa con polpette di carne servite in brodo caldo, spesso con noodles. È uno dei comfort food nazionali, molto amato e consumato a tutte le ore. Quando è fatto bene è semplice e rassicurante, ma anche qui vale la regola della rotazione: se vedi che il cibo gira poco, meglio evitare.
Spiedini, snack e dolci da strada
Spiedini alla griglia, piccoli dolci, snack fritti: l’offerta è piuttosto ripetitiva e segue il ritmo della giornata. Di giorno prevalgono spuntini leggeri, la sera compaiono griglie e carrelli più “sostanziosi”. Il mio consiglio resta quello del buon senso: guarda dove mangiano i locali, osserva l’igiene, valuta l’olio e la freschezza. Io, personalmente, ho quasi sempre preferito mangiare nei posti più semplici ma con cucina a vista, rinunciando allo street food quando non mi convinceva fino in fondo.
Colazioni in Indonesia: semplici, salate, ma ripetitive
La colazione indonesiana non è un rituale separato come in Europa: di fatto è un pasto vero e proprio, molto simile a pranzo e cena. Al mattino si mangia soprattutto riso o noodles, spesso nelle stesse versioni che ritrovi più tardi nella giornata: nasi goreng e mie goreng. In alternativa, riso bianco con uovo, tempeh, tofu e salse. Non esiste una distinzione netta tra “cibo da colazione” e “cibo da pranzo”: cambia l’orario, non il piatto. Da bere, quasi sempre tè caldo o kopi (caffè locale), raramente latte o bevande dolci come in Occidente.
Personalmente non sono mai riuscito ad “allinearmi” del tutto: mangiare riso o noodles fritti appena sveglio mi pesa e, dopo poco, cerco un’alternativa. Questa cosa, però, è ormai ben nota anche alle strutture ricettive: hotel, guesthouse e perfino molte homestay propongono colazioni europee o all’inglese, con uova, pane, toast, marmellata, latte, cereali e frutta. Soluzioni pensate per i viaggiatori, utili e diffuse, ma che — ovviamente — non fanno parte della colazione indonesiana tradizionale.
Dolci tipici indonesiani: consistenze, non zucchero
Lo ammetto: i dolci indonesiani mi hanno spiazzato. Non perché siano cattivi, chiariamolo: il motivo è molto più semplice e, per certi versi, culturale. Sono profondamente lontani dalla nostra idea europea di “dolce”.
Venendo dall’Italia, siamo abituati a un concetto preciso: il dolce è zucchero, burro, farina. Qualcosa che chiude il pasto, che stacca nettamente dal salato o che punta tutto su una dolcezza evidente. In Indonesia, invece, questo schema non esiste.
Qui lo zucchero è ovunque, sì, ma non nel modo in cui ce lo aspettiamo. Entra nei piatti salati, nelle salse, nei condimenti: il confine tra dolce e salato è molto più sfumato. E quando si parla di “dolci” veri e propri, il risultato è qualcosa che non assomiglia affatto ai nostri dessert.



Perché i dolci indonesiani sono diversi da quelli europei
I dolci tradizionali indonesiani non cercano l’esplosione zuccherina e non puntano sulla “golosità immediata”. Spesso, anzi, non vengono nemmeno percepiti come dessert, almeno non nel senso occidentale del termine. La dolcezza è più naturale, delicata, quasi di sottofondo. Conta molto di più la consistenza: morbida, gommosa, cremosa, elastica. Se ti aspetti qualcosa di simile a una torta o a un pasticcino, rischi di restare deluso. Se invece ti avvicini con curiosità, senza aspettative precise, iniziano a diventare interessanti.
La base dei dolci indonesiani è quasi sempre la stessa:
- riso glutinoso, lavorato in mille forme diverse
- cocco, sotto forma di latte, crema o scaglie
- zucchero di palma, quando presente, molto meno invadente del nostro zucchero raffinato
Klepon
Il klepon è probabilmente il dolce indonesiano più emblematico. Piccole palline verdi di riso glutinoso, morbide e leggermente elastiche, ripiene di zucchero di palma liquido e rotolate nel cocco grattugiato. Al primo morso succede qualcosa di curioso: fuori è quasi neutro, poi all’improvviso il ripieno si scioglie in bocca. È uno di quei dolci che non colpiscono subito, ma che ti fanno pensare: ok, è diverso, ma ora capisco.
Dadar gulung
Il dadar gulung è una sorta di crêpe verde (colorata con foglie di pandan), arrotolata e ripiena di cocco e zucchero di palma. Anche qui la dolcezza è controllata, mai invadente. La cosa interessante è che non dà l’idea di “chiudere un pasto”: potresti mangiarlo a metà mattina, come spuntino, o insieme a un caffè locale senza sentirlo fuori posto.
Kue tradizionali
Con kue si indica un intero universo di dolcetti tradizionali: quadratini, cilindri, bocconcini colorati, spesso esposti in vetrine improvvisate o su vassoi coperti da foglie di banana. Cambiano forma, colore e consistenza, ma condividono la stessa filosofia: pochi ingredienti, lavorazioni semplici, sapori delicati. Alcuni sono più dolci, altri quasi neutri. Capita di amarli, capita di non capirli: fa parte del gioco.
Perché non sono “dessert da ristorante”
Perché non nascono per quello. Non sono pensati per stupire, decorare un piatto o finire in foto perfette. Sono dolci quotidiani, popolari, legati a gesti semplici e abitudini locali. All’inizio mi hanno lasciato perplesso. Poi, con il tempo, ho iniziato a capirli e a viverli come parte del contesto: senza accorgermene ho smesso il confronto con i nostri e ho iniziato ad apprezzarli per quello che sono.pirli e a viverli come parte del contesto: senza accorgermene ho smesso di confrontarli con i nostri e ho iniziato ad apprezzarli per quello che sono.
Cosa NON mangiare in Indonesia (o da evitare con cautela)
Potrebbe sembrare assurdo, lo so, ma il nasi goreng è probabilmente uno dei piatti più abusati. Ho notato che, fuori dal contesto locale, diventa spesso un riso dolciastro e standardizzato, pensato per i turisti: molto lontano dalle versioni semplici e quotidiane che mangiano davvero gli indonesiani. In pratica è un po’ come con il sushi “occidentalizzato”: credi davvero che in Giappone lo chiamino California roll?
Anche il satay (o sate) può subire la stessa sorte: spiedini autentici nella forma, ma spesso coperti da salse pesanti e uniformi, che cancellano le differenze tra carne, marinatura e cottura. Quando lo trovi ovunque, sempre uguale, difficilmente stai mangiando la versione più reale.
Dove non mangiare in Indonesia
In Indonesia, oltre a capire cosa non mangiare, conviene sapere anche dove non mangiare. Negli ultimi anni la parola warung è diventata inflazionata: molti locali espongono l’insegna solo per attirare viaggiatori, ma in realtà sono ristoranti camuffati, pensati per i turisti. Prezzi più alti, menu “addolcito”, cucina poco rappresentativa: il risultato è spesso un’esperienza tutto tranne che autentica. Il mio consiglio? Diffida dei posti che puntano tutto sull’estetica. Ricorda: i warung veri sono luoghi semplici, cucine domestiche con pochi tavoli, niente menu patinati.
Attenzione anche all’igiene, soprattutto nelle bancarelle: olio riutilizzato troppe volte, salse lasciate scoperte al caldo e piatti che restano ore in vetrina possono rovinare la giornata. Meglio scegliere posti con ricambio continuo di clienti.
Per quanto io sia un amante dello street food indonesiano, evito sempre le bancarelle con il cibo lasciato in bella vista per ore sotto il sole. Succede spesso con le fritture, soprattutto pollo e carni. Molti venditori accumulano grandi quantità di cibo senza prestare particolare attenzione all’igiene. Mi dispiace dirlo, ma applico sempre la stessa regola: se un posto mi dà anche il minimo sospetto, passo avanti.
Quanto costa mangiare in Indonesia
Mangiare in Indonesia può essere estremamente economico, ma tutto dipende da dove ti siedi. Nei posti davvero locali — quelli frequentati ogni giorno da chi vive lì — i prezzi restano bassissimi. Un nasi goreng semplice può costare intorno a 1,50 €, cioè circa 25.000 rupie indonesiane (IDR), e con 2 € (30.000–35.000 IDR) riesci tranquillamente a fare un pasto completo a base di riso, verdure e una fonte proteica semplice.
La differenza si vede subito quando entri nei locali “camuffati”: posti che usano nomi e insegne tradizionali, ma che in realtà sono ristoranti pensati per i turisti. Qui gli stessi piatti possono costare il doppio o il triplo, senza un reale salto di qualità. Il contesto cambia, il menu è più lungo, ma la cucina spesso perde autenticità.
Mangiare locale conviene sempre, non solo per il prezzo. Hai porzioni oneste, piatti preparati sul momento e la possibilità di modulare il costo scegliendo cosa mettere nel piatto. È uno dei rari Paesi in cui spendere poco non significa mangiare male — anzi, spesso è vero il contrario.
Mangiare vegetariano in Indonesia: più facile di quanto pensi
Mangiare vegetariano in Indonesia è sorprendentemente semplice, soprattutto perché tempeh e tofu non sono “alternative”, ma alimenti di base della cucina quotidiana. Il tempeh, in particolare, è ovunque: fritto, saltato, grigliato, servito come contorno o come protagonista del piatto, spesso insieme al riso. Anche il tofu è diffusissimo e viene preparato in mille varianti, quasi sempre saporite e sostanziose.
Esistono poi molti piatti naturalmente vegetariani, soprattutto nei warung: riso con verdure, tempeh, tofu, uova, zuppe semplici e contorni a base di legumi. L’unica vera attenzione riguarda salse e condimenti, perché possono contenere pesce o carne. Quando ordini, basta chiedere “tanpa daging” (senza carne) e, se necessario, “tanpa ikan” (senza pesce). Da evitare, invece, i piatti dall’aspetto vegetariano ma cotti in brodi di carne o con pasta di gamberi: non sempre lo capisci a colpo d’occhio.
L’Indonesia si capisce meglio mangiando
Non avevo grandi aspettative sulla cucina indonesiana, lo ammetto. Pensavo a pochi piatti, ingredienti ripetuti, poca varietà. Quello che mi ha spiazzato, invece, è stato scoprire come, partendo da elementi semplici, gli indonesiani riescano a creare combinazioni sorprendenti: diverse ogni giorno, mai davvero noiose.
Serve attenzione, però, soprattutto su igiene e street food, che, rispetto ad altri Paesi asiatici, è quello che mi ha convinto meno. Capire dove mangiare fa tutta la differenza. Quando impari a fidarti dei posti giusti, entri davvero nella cultura locale. Perché qui mangiare non è un momento “speciale” come spesso lo intendiamo noi, ma un gesto normale, quotidiano, condiviso. Un modo diverso dal nostro, certo, ma che — se lo comprendi fino in fondo — racconta molto più di qualsiasi piatto famoso.
Se ti va di approfondire l’aspetto culinario indonesiano, ti consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale Indonesia Travel, dove trovi spunti interessanti e idee per esplorare la cultura gastronomica locale.
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Dopo un lungo percorso interiore, ho capito che la vita tradizionale non faceva più per me e ho deciso di smettere di timbrare il cartellino. Oggi sono un SEO specialist e blogger: viaggio per il mondo e racconto ciò che vedo.
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