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Tornare negli stessi posti: perché non devo vedere sempre tutto

Ci sono ancora tantissimi posti nel mondo che vorrei visitare. Paesi che non conosco, culture che mi incuriosiscono e destinazioni che, prima o poi, mi piacerebbe scoprire. Eppure, dopo tanti anni trascorsi a viaggiare, mi accorgo che qualcosa nel mio modo di vedere il mondo è cambiato.

Sempre più spesso, quando penso al prossimo viaggio, mi ritrovo a desiderare di tornare in luoghi dove sono già stato. Posti che conosco, che ho visitato, e nei quali continuo a trovare sempre qualcosa che mi spinge a ritornare.

Non è che abbia perso la curiosità di scoprire nuove destinazioni, tutt’altro. Semplicemente, oggi non sento più quella necessità di andare sempre da qualche parte di nuovo.

Ma perché, con un mondo così grande, sentiamo il desiderio di tornare negli stessi posti?

Quando sentivo il bisogno di visitare sempre posti nuovi

Ricordo ancora la prima partenza senza un biglietto di ritorno. Davanti a me avevo un viaggio dalla durata indefinita, nessuna scadenza e un mondo intero da scoprire. Ero animato da un miscuglio di emozioni difficili da descrivere, ma soprattutto da una curiosità incontenibile. Volevo vedere, conoscere, esplorare. Volevo tutto.

Il paradosso era che, pur avendo finalmente il tempo dalla mia parte, mi comportavo come se ne avessi pochissimo. Arrivavo in una nuova destinazione e cominciavo subito a organizzare le giornate. Un tempio, un mercato, un quartiere, un’escursione. Ogni luogo diventava una tappa da raggiungere, ogni esperienza una casella da spuntare. Finita la lista, preparavo lo zaino e ripartivo. Non importava che potessi fermarmi un’altra settimana o persino un mese: nella mia testa c’era già il posto successivo.

paesaggio in Sri Lanka
sigiriya vista da lontano
montagna di sigiriya

Non riuscivo a spiegarmi quella fretta. Nessuno mi aspettava, non avevo un aereo da prendere né una data entro cui tornare. Eppure, qualcosa mi impediva di rallentare. Con il passare del tempo, quell’entusiasmo cominciò a presentare il conto. Viaggiare, che avrebbe dovuto rappresentare la massima espressione della mia libertà, era diventato anche una fonte di stress.

Tornare nello stesso posto non significa vivere lo stesso viaggio

C’è una cosa che ho imparato tornando più volte negli stessi luoghi: una destinazione può rimanere la stessa, ma il mio viaggio non lo sarà mai. Se ripenso a tutti gli anni trascorsi a Bali, faccio quasi fatica a ricordare di aver percorso due volte la stessa strada. L’isola continua a mutare: persone nuove, incontri e situazioni che non avrei mai potuto programmare.

Ma tornare in un luogo che conosco offre anche un vantaggio non indifferente: so già come muovermi. Conosco lo sportello ATM con un ottimo cambio, so come raggiungere l’aeroporto senza spendere una fortuna e ho imparato a riconoscere le piccole truffe nelle quali sono caduto durante il mio primo viaggio.

Non devo ricominciare ogni volta da zero, cercare continuamente informazioni o preoccuparmi di come affrontare situazioni che ho già imparato a gestire. Tutto diventa più semplice e, soprattutto, più sereno.

Anche il tempo assume un valore diverso. Posso finalmente dedicarmi a quelle esperienze che avevo lasciato in sospeso, esplorare una zona che non ero riuscito a raggiungere oppure tornare in un posto che mi aveva particolarmente colpito, senza la pressione di dover incastrare tutto in pochi giorni.

Alla fine, conoscere già una destinazione non significa aver esaurito ciò che può offrire. Significa avere qualche certezza in più, abbastanza da potermi concedere il lusso di perdermi ancora, ma questa volta senza la paura di non sapere dove andare.

trekking al campo base Everest
ponte tibetano
stupa monte everest

Luoghi che chiamo casa

Ci sono luoghi che ho visitato una volta e che, per quanto meravigliosi, sono rimasti soltanto un bel ricordo. Altri, invece, sono entrati nella mia vita senza chiedere permesso e, viaggio dopo viaggio, sono diventati qualcosa di più di una semplice destinazione. Bali, Lombok e Bangkok. Tre luoghi profondamente diversi, ai quali sono legato per ragioni altrettanto differenti.

Bali è stata la prima tappa del mio primo viaggio senza biglietto di ritorno e dove è cominciata un’avventura che avrebbe cambiato profondamente il mio rapporto con il mondo. Con Bali ho instaurato un legame particolare, difficile da ritrovare altrove.

Lombok invece, è stata la mia grande scoperta. Non avevo grandi aspettative, eppure mi sono ritrovato davanti a un’isola capace di sorprendermi come poche altre. Mi ha letteralmente stregato, al punto da diventare uno di quei posti in cui desidero tornare ancora prima di averli lasciati.

Bangkok ha una storia diversa. È stato uno dei primi nomi che mi sono venuti in mente quando ho deciso di partire per il Sud-est asiatico. Una città che, in qualche modo, faceva già parte del mio immaginario prima ancora che ci mettessi piede.

Da allora, faccio fatica a ricordare un viaggio in Asia che non sia cominciato, passato o finito in almeno uno di questi luoghi. Ci ritorno ogni volta che posso, spesso senza nemmeno chiedermi perché. Non sono i posti in cui sono nato, ma sono diventati quelli in cui mi piace tornare.

Come scelgo la mia prossima destinazione

Oggi, quando penso al prossimo viaggio, la prima domanda che mi faccio non è più quale Paese mi manca da visitare, ma dove ho davvero voglia di andare. Può sembrare una differenza da poco, eppure ha cambiato profondamente il mio modo di scegliere una destinazione.

Ci sono momenti in cui sento il desiderio di scoprire qualcosa di completamente nuovo, di arrivare in un Paese di cui conosco poco o nulla e lasciarmi sorprendere da ciò che troverò. Altre volte, invece, preferisco tornare in un luogo familiare, senza sentire il bisogno di giustificare quella scelta.

Alternare nuove scoperte e ritorni è diventato il mio modo di viaggiare. Bali, in questo senso, è quasi una costante: continuo a iniziare o a concludere molti dei miei viaggi proprio da lì. Non è una regola che mi sono imposto, semplicemente è qualcosa che mi viene naturale.

Ho anche smesso di ragionare in termini di Paesi visitati o ancora da visitare. Il mondo è troppo grande per pensare di conoscerlo tutto, e probabilmente non basterebbero diverse vite per esplorarne ogni angolo. Perché, allora, trasformare una passione in una corsa contro il tempo?

Questo non significa aver perso la curiosità. Ho ancora una lista lunghissima di posti che vorrei vedere, alcuni dei quali sogno da anni. Soltanto che oggi quella lista non rappresenta più qualcosa da completare.

Voglio continuare a scoprire il mondo, ma senza sentirmi obbligato a vederlo tutto.

Non conta quanti posti hai visto, ma quanto ti hanno lasciato

Oggi sono convinto che viaggiare non significa andare più lontano, o aggiungere un nuovo Paese alla lista.

Ci sono luoghi che attraverso una sola volta e altri che continuano a richiamarmi più e più volte. Non credo esista un modo giusto o sbagliato di vivere questa passione. C’è chi trova la propria felicità nella scoperta continua e chi, come me, ha imparato ad apprezzare anche il piacere di tornare.

Non so dove mi porteranno i prossimi anni, né quante destinazioni riuscirò ancora a visitare. So soltanto che non voglio più misurare i miei viaggi contando i posti in cui sono stato.

Cacciatore di orizzonti

Dopo un lungo percorso interiore, ho capito che la vita tradizionale non faceva più per me e ho deciso di smettere di timbrare il cartellino. Oggi sono un SEO specialist e blogger: viaggio per il mondo e racconto ciò che vedo.

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