Indice
- Villaggi tradizionali da non perdere
- Come visitare Wae Rebo
- Villaggi Ngada di Bajawa: come inserirli nel viaggio
- Religione e credenze
- Come comportarsi nei villaggi (rispetto e buon senso)
- Altri villaggi da valutare
- Conclusione
Flores viene spesso raccontata come l’isola delle albe e dei tramonti: luce piena tutto il giorno, cieli larghi e quel sole che ti accompagna dall’inizio alla fine delle tappe. Poi però atterri qui e capisci che la magia va oltre i panorami: sotto c’è una storia antica fatta di clan, riti e villaggi che ancora oggi scandiscono la vita dell’isola.
Se deciderai di raggiungere questa parte di mondo, a mio avviso vale la pena mettere in programma la visita ai villaggi tradizionali. La scelta però va fatta con criterio: i villaggi sono tanti, sparsi in zone diverse e con accessi spesso lenti o complicati; alcuni si visitano facilmente lungo la strada, altri richiedono una deviazione importante o un trekking vero e proprio.
Ecco perché ho creato questa guida: non per rincorrere un elenco infinito, ma per capire quali meritano davvero spazio in un itinerario a Flores.
Inoltre, se vuoi scoprire l’isolapi affondo, ti consiglio di leggere la mia guida completa a Flores, dove troverai info utili e qualche trucchetto che ho appreso sul campo.
Villaggi tradizionali da non perdere
Wae Rebo (Manggarai)
Iniziamo con Il villaggio simbolo di Flores, nascosto tra le montagne del Manggarai e famoso per le case coniche Mbaru Niang. Si raggiunge solo a piedi: si arriva in auto fino a Denge/Dintor e poi si cammina per circa 3–4 ore (7–9 km, salita costante), spesso con pernottamento in villaggio per vivere l’esperienza completa.
Ruteng Pu’u (Manggarai)
Una tappa facile e super culturale a pochi minuti da Ruteng: qui trovi l’architettura tradizionale Manggarai e il compang, la piazza cerimoniale centrale. Si visita in autonomia senza trekking, perfetta come sosta breve lungo l’itinerario ovest–centro. È il posto giusto per capire la cultura Manggarai in modo semplice, senza stravolgere tempi e tappe.



Bena (Ngada – Bajawa)
Il villaggio Ngada più celebre e scenografico, con altari megalitici, case claniche allineate e la vista sull’Inerie che fa da sfondo naturale. Si trova a circa 15–20 km da Bajawa, e lo si ragiunge facilmente in mezza giornata con scooter o driver. L’atmosfera è molto “rituale”: ogni elemento del villaggio ha un significato preciso legato alla storia dei clan.



Gurusina (Ngada – Bajawa)
Più piccolo e vissuto di Bena, resta uno dei villaggi Ngada più autentici della zona. Si raggiunge dalla stessa base di Bajawa con una deviazione breve, ideale se vuoi un contatto più diretto con la vita quotidiana e l’artigianato locale. Qui la sensazione è quella di entrare in una comunità reale, non in un set turistico.
Luba (Ngada – Bajawa)
Quasi “gemello” di Bena, ma con meno visitatori. Si trova a pochissimi minuti di strada e vale la visita per vedere la stessa cultura megalitica in un contesto più tranquillo. Ottimo da abbinare nello stesso giro, soprattutto se vuoi fotografare con calma e parlare con gli abitanti senza folla intorno.
Tololela (Ngada – Bajawa)
Il villaggio più remoto del gruppo Ngada citato qui: strada un po’ più lenta, ma proprio questo lo mantiene genuino. Tappa perfetta se hai una giornata piena a Bajawa e vuoi uscire dal percorso più battuto. Arrivarci dà davvero la sensazione di essersi guadagnati un pezzo di Flores che molti saltano.
Come visitare Wae Rebo
Queste indicazioni servono perché Wae Rebo, obiettivamente, è il villaggio più impegnativo da inserire in un itinerario. Si arriva in auto fino a Denge/Dintor, poi si prosegue con un trekking di 3–4 ore (7–9 km), con salite continue, umidità e meteo variabile.
Di solito si dorme in villaggio, dentro le Mbaru Niang, quindi la tappa diventa un mini-viaggio nel viaggio: trekking d’andata, notte su, rientro il giorno dopo. Scarpe buone, acqua, poncho leggero e qualcosa di caldo per la sera fanno la differenza.
Anche se Wae Rebo resta uno dei villaggi più iconici di Flores, ho deciso di non inserirlo nel mio itinerario. Negli ultimi anni è diventato molto frequentato e, soprattutto, richiede quasi due di tempo, Nel mio caso avrebbe significato rinunciare ad altre tappe importanti. Prima di sceglierlo conviene valutare con attenzione quanto pesa sul viaggio; l’esperienza sembra speciale, ma “costosa” in termini di tempo. valuta con cura se visitarlo o meno.
Raggiungere il villaggio di Wae Rebo richiede tempo e organizzazione; queste escursioni aiutano a semplificare il percorso e a concentrarsi sull’esperienza.
Villaggi Ngada di Bajawa: come inserirli nel viaggio
Bajawa è la base migliore per scoprire i villaggi di Ngada senza impazzire con la logistica. Da qui, in pochi chilometri, puoi raggiungere Bena, Luba, Gurusina e Tololela, tutti visitabili in autonomia con scooter o driver. La strada è lenta ma fattibile, e proprio per questo conviene muoversi con tempi realistici: non sono tappe da “toccata e fuga”.
Se hai mezza giornata a disposizione, la combinazione più sensata è Bena + Luba, perché sono vicini e ti danno già un quadro completo della cultura Ngada. Se invece vuoi viverli con più calma, dedica una giornata piena e aggiungi Gurusina e Tololela, che sono più autentici e meno turistici.
Religione e credenze
Prima di entrare nei villaggi tradizionali di Flores serve un minimo di contesto, perché qui la spiritualità è parte della vita quotidiana. L’isola è una rarità in Indonesia: la maggioranza della popolazione è cattolica, eredità delle missioni europee, ma questa fede convive ancora con credenze antiche legate agli antenati e agli spiriti della natura. Nei villaggi, quindi, religione “ufficiale” e tradizioni ancestrali si intrecciano senza barriere nette.
Si nota bene anche nelle differenze tra popoli. Nell’ovest, tra i Manggarai, il villaggio ruota attorno a spazi cerimoniali comuni e le case sono disposte secondo un ordine simbolico. Nella zona di Bajawa, tra i Ngada, la cultura megalitica è ancora viva: altari, simboli clanici e strutture sacre al centro del villaggio raccontano un legame continuo con chi è venuto prima. Più a est, tra i gruppi Lio/Ende, la dimensione rituale resta forte e può capitare di incontrare cerimonie o momenti di preghiera durante la visita.
Capire questo aiuta anche a leggere meglio le regole di comportamento: non sono gesti folcloristici per turisti, ma rispetto per luoghi che per loro restano sacri. E quando entri con questo sguardo, il villaggio smette di essere solo una tappa bella e diventa un’esperienza più profonda.
Come comportarsi nei villaggi (rispetto e buon senso)
Nei villaggi tradizionali di Flores entri in una comunità viva, legata a riti e credenze molto sentite. Capita spesso di incrociare piccole cerimonie o momenti spirituali: in quei casi basta stare un passo indietro, parlare piano e seguire quello che fanno gli abitanti.
Prima di scattare foto, chiedi sempre il permesso, soprattutto a persone anziane o dentro le case. Le visite funzionano quasi ovunque con una donazione all’ingresso: lasciala con naturalezza, perché sostiene il villaggio e le sue tradizioni.
In diversi villaggi ti viene anche fornito un tessuto tradizionale (kain tenun/ikat, portato come fascia o tipo sarong) e talvolta un copricapo semplice. Nessun folklore da cartolina: serve a entrare con l’abbigliamento consono secondo la loro cultura. Accettarlo e indossarlo è un gesto semplice che fa la differenza.
Spalle e gambe coperte, movimenti discreti e rispetto per gli spazi rituali completano il quadro. Con questo atteggiamento, la visita diventa un incontro reale, non una tappa veloce da itinerario.
Altri villaggi da valutare
I villaggi tradizionali di Flores sono davvero tanti e, come abbiamo già detto, sono sparpagliati in zone diverse dell’isola: alcuni sono piccoli nuclei rurali, altri comunità più grandi e strutturate. Quelli che trovi qui sotto sono meno famosi rispetto ai “core”, ma restano interessanti se hai tempo extra o se il tuo itinerario passa già da quelle aree. Prima di inserirli, tieni sempre d’occhio distanze e tempi reali di Flores: sulla mappa sembra tutto vicino, sulla strada molto meno.



- Todo (Manggarai)
- Wologai (area Moni – popolo Lio)
- Koanara (area Moni – popolo Lio)
- Nage (Ngada)
- Belaraghi (Ngada)
Conclusione
La storia di Flores si comprende davvero quando ti fermi nei villaggi tradizionali: clan, riti, religione e gesti quotidiani che altrove restano invisibili. Inserirne almeno due nell’itinerario dà spessore al viaggio e lo rende qualcosa di più di una semplice traversata tra tappe naturali.
Ne ho visitati diversi e il mio consiglio è semplice: meglio pochi, ma scelti bene. Dopo due o tre villaggi inizi già a riconoscere somiglianze nelle strutture e nei rituali, quindi conviene dedicare tempo a quelli più autentici e più coerenti con il tuo percorso. Considera anche la logistica: alcuni richiedono deviazioni o trekking impegnativi, altri sono molto frequentati. Se selezioni con criterio e ti concedi il ritmo giusto, i villaggi diventano la parte di Flores che resta addosso più a lungo.
Se vuoi approfondire ti consiglio di dare un’occhiata anche alla guida ufficiale dell’Ente del Turismo Indonesiano su Wae Rebo, utile per farti un’idea chiara della cultura Manggarai e della logistica del villaggio più iconico
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Dopo un lungo percorso interiore, ho capito che la vita tradizionale non faceva più per me e ho deciso di smettere di timbrare il cartellino. Oggi sono un SEO specialist e blogger: viaggio per il mondo e racconto ciò che vedo.
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