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Fotografia di Margo Evardson via Pexels

Turismo lento: la scelta che mi ha cambiato il modo di viaggiare

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Per anni ho creduto che un viaggio ben riuscito fosse un viaggio in cui riuscivo a vedere tutto. Prima della partenza passavo settimane a preparare l’itinerario: prenotavo gli spostamenti con largo anticipo, acquistavo biglietti per musei e visite guidate, cercando di riempire ogni momento della giornata. Nella mia testa non doveva rimanere fuori nulla. Tutto era studiato nei minimi dettagli con un solo obiettivo: poter dire “ho visto tutto”.

Eppure, una volta tornato a casa, mi rendevo conto di aver girato tantissimo, ma di aver vissuto poco. Avevo trascorso giorni a rincorrere un programma, con la paura di non fare in tempo, invece di lasciarmi sorprendere dai luoghi in cui mi trovavo.

Partivo per “staccare”, ma spesso tornavo a casa più stanco e stressato di prima. Non era la fatica del viaggio, quella che ti lascia un bel ricordo. Era la stanchezza di chi aveva trascorso dieci giorni con l’orologio sempre in mano — l’esatto opposto di quello che oggi chiamerei un viaggio lento.

Cos’è davvero il viaggio lento (e cosa non significa)

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di turismo lento, viaggio lento o, usando il termine inglese, slow travel. In realtà, questi concetti indicano la stessa filosofia: un modo di viaggiare in cui il tempo smette di essere un nemico e diventa parte integrante dell’esperienza, un principio alla base del movimento Cittaslow, nato in Italia e oggi diffuso in tutto il mondo.

Viaggiare lentamente non significa semplicemente andare piano, né tantomeno trascorrere settimane nella stessa destinazione. Significa scegliere di vivere un luogo invece di limitarsi a visitarlo. Preferire la qualità delle esperienze alla quantità. Concedersi il tempo di osservare, camminare, fermarsi e, perché no, cambiare programma all’ultimo momento.

Non è nemmeno un modo di viaggiare riservato a chi può partire per un mese o vivere da nomade digitale. Lo slow travel è prima di tutto una questione di approccio: non è il numero di giorni a fare la differenza, ma il modo in cui decidiamo di viverli.

Lo slow travel non si misura in chilometri percorsi o nel numero di attrazioni visitate, ma nel tempo che scegliamo di dedicare a un luogo e alle persone che lo abitano.

Quando ho capito che il problema non era il tempo

Per molto tempo ho pensato che il problema fosse il poco tempo a disposizione. La maggior parte di noi ha una o due settimane di ferie all’anno e, quando finalmente arriva il momento di partire, è naturale voler sfruttare ogni singolo istante. Del resto, chi sa quando ci sarà l’occasione di tornare in quella destinazione?

È proprio da questa convinzione che nasce l’idea di dover vedere tutto: si aggiunge una tappa dopo l’altra, convinti che ogni luogo “imperdibile” debba necessariamente far parte dell’itinerario. Rinunciare a un tempio, a un mercato o a un punto panoramico sembra quasi uno spreco.

Con l’esperienza ho capito che non ero obbligato a viaggiare in quel modo. Potevo fare cinque esperienze invece di dieci, dedicare una mattinata intera a un quartiere anziché attraversarne quattro in poche ore, sedermi in un caffè senza guardare l’orologio. Ho iniziato a lasciare spazio all’imprevisto e ad accettare l’idea che non avrei visto tutto — ed è stato paradossalmente in quel momento che ho iniziato a vivere davvero i luoghi che visitavo.

Il problema non erano i giorni di ferie, ma il modo in cui avevo sempre scelto di viverli. Oggi, quando parto, provo a portare con me un approccio più consapevole: meno tappe, più attenzione a quello che ho intorno.

Cacciatore di Orizzonti

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Le lezioni che nessun viaggio organizzato mi avrebbe mai insegnato

Prima di iniziare questo paragrafo, sento il bisogno di fare una precisazione. Non ho nulla contro i viaggi organizzati e non escludo, un giorno, di provarne uno. Credo semplicemente che ognuno abbia un modo diverso di vivere il tempo lontano da casa. Per quanto mi riguarda, negli anni ho capito che ciò che cerco quando parto è qualcosa di diverso.

Non mi interessa riempire le giornate di tappe o seguire un programma prestabilito. Preferisco lasciare spazio all’imprevisto, fermarmi quando un luogo mi trasmette qualcosa e concedermi il lusso di cambiare idea senza guardare continuamente l’orologio. È proprio questo modo di vivere il viaggio che mi ha insegnato alcune lezioni che difficilmente avrei imparato seguendo un itinerario prestabilito.

io in un amaca

Non serve vedere tutto

Questo è probabilmente l’insegnamento più importante che porto con me ogni volta che parto: rinunciare non significa perdere qualcosa, significa scegliere di vivere meglio ciò che davvero conta.

A volte, per visitare un’unica attrazione, bisogna mettere in conto ore di coda, biglietti costosi e un’intera giornata scandita dagli orari. Se quella visita è il motivo principale del viaggio, ne vale la pena. Ma spesso non è così. Faccio un esempio concreto: sono stato quattro volte a Kuala Lumpur e non sono mai salito sulla KL Tower, uno dei punti panoramici più famosi della città, scelto da molti per ammirare le Petronas Towers dall’alto.

Semplicemente, non ho mai sentito quel richiamo così forte da sacrificarci parte della giornata. Ho preferito passeggiare senza meta, tornare in un quartiere che già conoscevo, fermarmi in un caffè. Anni fa questa scelta mi avrebbe dato fastidio — avrei avuto la sensazione di essermi perso qualcosa. Oggi so che Kuala Lumpur sarà ancora lì, e se un giorno sentirò davvero il desiderio di salire su quella torre, lo farò senza fretta e senza la sensazione di doverlo fare solo perché è una tappa obbligata.

È uno dei vantaggi più concreti del turismo lento che conosco: non si tratta di vedere di meno, ma di lasciare che sia il desiderio, e non la lista delle cose da fare, a decidere cosa vale la tua giornata.

Le persone sono il ricordo più bello

C’è una cosa che ho imparato negli anni: i ricordi più intensi hanno sempre a che fare con le persone, non con le attrazioni. Nessuno torna a casa pensando continuamente a un monumento. Con il tempo, quello che rimane impresso è una conversazione nata per caso, una cena condivisa, un consiglio ricevuto da un abitante del posto o una risata con qualcuno conosciuto poche ore prima.

Viaggiare lentamente rende questi incontri molto più probabili. Quando smetti di rincorrere un itinerario, hai più tempo per fermarti a parlare con il proprietario della guesthouse, con il ragazzo del bar in cui fai colazione o con quel viaggiatore che incroci ogni giorno in ostello.

Sono proprio questi i momenti che finiscono per cambiare un viaggio. Una chiacchierata può trasformarsi in una birra, una birra in una passeggiata o in un pomeriggio completamente diverso da quello che avevi immaginato. È così che, senza nemmeno accorgermene, sono nate alcune delle amicizie più belle che porto ancora con me.

Se è un argomento che ti incuriosisce, ho approfondito questo tema nell’articolo dedicato alle amicizie in viaggio.

Tornare nello stesso posto ha più valore che collezionare destinazioni

Negli ultimi anni mi sono accorto di una cosa: sempre più spesso scelgo di tornare in luoghi che ho già visitato. Lo so, potrebbe sembrare una follia. Ogni volta che lo racconto qualcuno dice sempre:“Ma il mondo è così grande, perché tornare nello stesso posto?”

La mia risposta è molto semplice: perché un luogo non si esaurisce in un solo viaggio. Nessuno direbbe mai di conoscere davvero l’Italia dopo aver visto Roma o Napoli. Eppure, quando si parla di destinazioni all’estero, spesso si ragiona in modo completamente diverso. Si pensa che bastino quattro o cinque giorni per poter dire: “L’ho vista, adesso passo oltre.”

Io non la vivo così. Ogni volta che torno a Chiang Mai, ad esempio o Bali, non sto rifacendo lo stesso viaggio. Sto vivendo una nuova esperienza. Magari esploro quartieri che avevo ignorato, provo ristoranti che non conoscevo, dedico una giornata a una zona che avevo sempre rimandato oppure, semplicemente, mi concedo il piacere di non fare nulla.

C’è anche un altro aspetto che per me ha un valore enorme. Tornare in un luogo già conosciuto mi fa sentire più sereno. So come muovermi, conosco le dinamiche del posto, riconosco le situazioni a cui prestare attenzione e mi sento molto meno esposto alle classiche truffe rivolte ai turisti. Tutte quelle piccole incertezze che accompagnano il primo viaggio lasciano spazio a una sensazione di familiarità che mi permette di vivere la destinazione con molta più leggerezza e di rallentare ancora di più.

Ed è proprio questo che rende ogni ritorno diverso dal precedente. Non cambia solo il luogo: cambio anch’io. Ogni viaggio mi lascia qualcosa e, quando torno, guardo le stesse strade con occhi diversi, facendo esperienze che probabilmente non avrei vissuto la prima volta. In fondo, se un posto ci ha fatto stare bene, chi ha deciso che non ci si possa tornare? A volte il viaggio più bello non è quello verso una destinazione nuova, ma quello che ci riporta in un luogo che, in qualche modo, sentiamo già un po’ nostro.

I momenti migliori non si possono programmare

Questa è una delle lezioni più importanti che ho imparato viaggiando. I momenti migliori non sono quasi mai quelli che avevo programmato. Anzi, molto spesso sono arrivati proprio quando ho deciso di smettere di seguire un piano.

Oggi ne sono così convinto che mi capita sempre più spesso di uscire dall’ostello senza controllare la mappa o impostare il navigatore. Salgo sul motorino e inizio a guidare senza una meta precisa, lasciandomi guidare dall’istinto e dalla curiosità.

È così mi sono ritrovato negli Student Market di Chiang Mai. Zero turisti, tanti studenti, bancarelle di street food e la sensazione di osservare la città nella sua quotidianità, lontano dai percorsi più battuti. Lo stesso è successo con i templi sperduti nei dintorni di Battambang, in Cambogia, con i tramonti di Senggigi, sull’isola di Lombok, con le spiagge deserte di Sumbawa o con le foreste a nord di Flores. Potrei continuare all’infinito: alcuni dei luoghi che porto nel cuore, così come molte delle persone che ho incontrato, sono entrati nella mia vita proprio quando avevo smesso di cercarli.

Nessuna di queste esperienze era scritta nel mio itinerario. Ed è forse questa la cosa che amo di più del viaggio: puoi organizzare ogni singola tappa, ma saranno quasi sempre gli imprevisti a regalarti i ricordi più belli.

Le destinazioni che mi hanno insegnato il valore del turismo lento

Non credo che esistano destinazioni adatte o inadatte allo slow travel. Si può scegliere di rallentare praticamente ovunque. Allo stesso tempo, però, sarebbe poco onesto dire che tutti i luoghi offrano le stesse condizioni.

Personalmente, faccio fatica a immaginare un viaggio lento in città come New York o Las Vegas, dove il ritmo stesso della destinazione ti spinge a fare, vedere e vivere il più possibile. Al contrario, ci sono luoghi che sembrano invitarti naturalmente a rallentare. Non perché abbiano meno cose da offrire, ma perché rendono più facile vivere il viaggio con un altro approccio.

Ripensando ai miei viaggi, ci sono alcune destinazioni che più di tutte mi hanno insegnato il valore dello slow travel. Luoghi in cui ho trascorso settimane, in alcuni casi mesi, e che mi hanno fatto capire quanto sia bello smettere di rincorrere le attrazioni e iniziare semplicemente a vivere il posto.

Chiang Mai, Munduk a nord di Bali, così come Pai e Lombok sono state senza dubbio, i luoghi che più hanno cambiato il mio modo di viaggiare. Ognuno a modo suo, mi ha insegnato qualcosa: l’importanza del tempo, il piacere dell’imprevisto, il valore delle persone incontrate lungo il cammino e la bellezza di non avere sempre una meta precisa.

cascate a bali villaggio di Munduk
io al Pai Canyon con vista tramonto
Amed vista dall alto

Se oggi penso allo slow travel, il mio pensiero torna inevitabilmente a queste destinazioni. Sono i luoghi che, più di tutti, mi hanno insegnato che il viaggio più bello non è necessariamente quello in cui si vedono più cose, ma quello in cui si ha il tempo di viverle davvero.

Come iniziare a viaggiare lentamente

Non credo che esista una ricetta valida per tutti. Ognuno trova il proprio modo di vivere un viaggio e il turismo lento non fa eccezione. Allo stesso tempo, però, penso che una piccola base sia utile se si vuole davvero iniziare a rallentare.

Sono accorgimenti semplici, che negli anni hanno cambiato completamente il mio modo di viaggiare. Non vanno seguiti alla lettera, ma possono essere un buon punto di partenza per vivere le destinazioni con meno fretta e più consapevolezza.

  • Scegli meno tappe. È meglio conoscere davvero tre luoghi che attraversarne dieci senza il tempo di viverli.
  • Resta almeno tre notti nello stesso posto. È spesso il tempo necessario per andare oltre le attrazioni principali e iniziare a entrare nel ritmo della destinazione.
  • Lascia spazio all’imprevisto. Non riempire ogni ora della giornata: alcune delle esperienze più belle nascono quando non hai un programma da seguire.
  • Cammina il più possibile. Molte delle cose che ricordo meglio le ho scoperte semplicemente passeggiando.
  • Parla con le persone del posto. Un consiglio dato da chi vive lì vale spesso più di dieci articoli trovati online.
  • Metti via il telefono per qualche ora. Smettere di guardare continuamente mappe, notifiche e social ti aiuta a essere più presente.
  • Torna nei luoghi che ami. Non avere paura di rivedere una destinazione: ogni viaggio può raccontarti qualcosa di diverso.

FAQ

Che cos'è il viaggio lento?

Il viaggio lento, conosciuto anche come slow travel, è un modo di viaggiare che mette al centro la qualità dell’esperienza, non il numero di luoghi visitati. Significa rallentare, fermarsi più a lungo nelle destinazioni, lasciare spazio all’imprevisto e vivere i luoghi con maggiore consapevolezza.

Si può fare viaggio lento anche se si hanno pochi giorni?

Sì. Il viaggio lento non dipende dalla durata della vacanza, ma dall’approccio. Anche durante un weekend puoi scegliere di visitare una sola città invece di tre, camminare senza fretta, dedicare tempo alle persone e vivere la destinazione senza l’ansia di vedere tutto.

Viaggiare lentamente costa di più?

Non necessariamente. Restare più giorni nello stesso luogo permette spesso di ridurre gli spostamenti, che rappresentano una delle spese maggiori di un viaggio. Inoltre, vivendo la destinazione con più calma, è più facile trovare soluzioni economiche per dormire, mangiare e muoversi.

Quali sono le migliori destinazioni per iniziare a fare slow travel?

Non esiste una destinazione perfetta per lo slow travel. In generale, isole, piccoli borghi e città dal ritmo tranquillo rendono più facile rallentare. Per esperienza personale, Chiang Mai, Pai, Bali e Lombok sono stati i luoghi che mi hanno insegnato di più.

Oggi non viaggio per vedere di più, ma per vivere meglio

C’è una cosa che mi fa sorridere quando ripenso ai miei primi viaggi. Anche quando sapevo di avere settimane, o addirittura mesi, davanti a me, continuavo a comportarmi come se il tempo stesse per finire da un momento all’altro.

Era una sorta di “influenza da viaggiatore”. Avevo interiorizzato l’idea che, una volta arrivato in una destinazione, dovessi vedere tutto il prima possibile, come se quella fosse l’unica occasione della mia vita. Anche quando sapevo che sarei rimasto lì a lungo, il mio cervello continuava a ragionare come se avessi soltanto pochi giorni a disposizione.

La verità è che non riuscivo ad accettare l’idea di lasciare qualcosa indietro. Se un tempio era considerato imperdibile, sentivo il bisogno di visitarlo. Se c’era un punto panoramico famoso, dovevo andarci. Non perché lo desiderassi davvero, ma perché mi sembrava quasi di sprecare un’opportunità.

Con il tempo quella sensazione è scomparsa. Ho capito che non ero obbligato a vedere tutto subito. Potevo tornare il giorno dopo, la settimana successiva o persino durante un altro viaggio. E, se qualcosa fosse rimasto fuori, non sarebbe stato un problema.

È stato in quel momento che ho iniziato a sentirmi davvero libero. Ho smesso di vivere ogni viaggio come una corsa contro il tempo e ho iniziato a viverlo per quello che era: un’occasione per stare bene, conoscere luoghi nuovi e lasciare che fossero loro, a volte, a decidere il ritmo delle mie giornate.

Oggi non viaggio più con la paura di lasciare qualcosa indietro. Paradossalmente, da quando ho smesso di rincorrere il tempo, ho iniziato a godermi davvero il resto.

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Cacciatore di orizzonti

Dopo un lungo percorso interiore, ho capito che la vita tradizionale non faceva più per me e ho deciso di smettere di timbrare il cartellino. Oggi sono un SEO specialist e blogger: viaggio per il mondo e racconto ciò che vedo.

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